Via G. B. Morgagni, 6
20129 - Milano
tel. +39 02 29404811
fax. +39 02 20421371
e-mail: info@kkien.net

Giù al nord
Philippe è direttore di un ufficio postale in Provenza.
Obbligato al trasferimento tenta di farsi mandare in Costa Azzurra e, per
ottenere l'assegnazione, inscena un trucco che viene scoperto. A questo punto
potrebbe temere il licenziamento. Invece gli accade…di peggio. Viene destinato
all'ufficio postale di Bergues nel Nord-Pas de Calais. Non c'è nessuno che non
lo compatisca, perfino un agente della polizia stradale lo commisera quando
viene a conoscenza della sua meta. La moglie, caduta praticamente in
depressione alla notizia, non lo segue. Giunto a destinazione tutto sembra così
come era stato narrato. I locali parlano un dialetto pressoché incomprensibile,
il cibo non è allettante e l'appartamento dove dovrebbe andare a vivere è privo
di mobilio. Ma ben presto le cose cambiano. Philippe, grazie all'umanità del
postino Antoine e dei colleghi dell'ufficio scoprirà che si può vivere (e
vivere bene) anche al Nord ma come farlo capire a sua moglie?
Successo travolgente al box office francese questo film di Daniel Boon (che il
pubblico italiano ha imparato a conoscere grazie a Il mio migliore amico di Patrice Leconte). Un
successo quasi inatteso perché il tema non era dei più semplici: il pregiudizio
e, soprattutto, un pregiudizio legato a una regione della Francia. Il Nord
sopra Parigi (l'area di Lille) è considerato dai francesi un luogo buio, dove
fa freddo e piove sempre abitato da gente rude, poco socievole e dai gusti
strani. Per di più parlano un dialetto-lingua detto Ch'timi perché in
quell'idioma la ‘s' francese suona ‘ch' e il ‘toi' e ‘moi' diventano ‘ti' e
‘mi'. Kad Merad nel ruolo di Philippe riesce a rendere perfettamente il disagio
di chi parte con addosso il fardello del pregiudizio verso una destinazione in
cui dovrà permanere per un non breve periodo. I primi incontri non faranno che
rafforzare la prima impressione ma non si tratta che della facciata. La
comprensione è possibile e si sviluppa grazie alle piccole situazioni
quotidiane e ad un pizzico di commedia con qualche tratto di surreale (vedi la
consegna a domicilio della posta con progressiva ubriacatura dovuta agli utenti
ospitali).
Quello che alla commedia italiana riesce sempre più difficile fare sembra
invece ancora possibile in Francia: coniugare il divertimento con l'umanità e
con un messaggio non declamato e non didascalico. È ancora possibile conoscersi
e comprendersi nonostante la sedimentazione di stereotipi. È sufficiente
provare ad andare oltre, provare a capirsi. Magari anche arredando, con mobili
presi qua e là, un appartamento e mangiando in piazza le frites. Boon, che è
del Nord, da tempo attendeva il momento di poter lavorare su questi temi. C'è
riuscito e il pubblico francese gliene ha dato calorosamente atto. Cosa accadrà
da noi? Il glorioso doppiaggio italiano è chiamato al miracolo.